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Intervista a bomber Felipe

“Non mi vergogno a dire che ho pianto più volte quando continuavamo a perdere, e ho provato imbarazzo nello scendere in campo davanti ai tifosi che meritavano ben altro. Ma adesso è tutta un’altra storia. La serenità cambia la vita, anche nel calcio: adesso che giochiamo sereni è tutta un’altra cosa”.
Felipe Ianni Basilio, semplicemente Felipe per gli amici e i supporter lilla, è l’uomo della rinascita. Il bomber che il Legnano cercava disperatamente e che ha trovato nel mercato di dicembre. 8 gol in 14 partite (facciamo ammenda di un nostro errore di calcolo settimana scorsa), a cui vanno aggiunti i 3 segnati nel Lanusei (serie D sarda, all’andata). Gol quasi sempre pesantissimi, come quello di domenica contro la Pro Settimo.

Felipe ha una storia calcistica e umana tutta da raccontare.

A partire dal suo Brasile. “Sono nato il 7 marzo 1991 e cresciuto ad Araraquara, 190 km da San Paolo. Sono uscito di casa presto per diventare calciatore, a 14 anni. Giocavo in una squadra professionistica che però disputava solo il campionato Primavera contro le grandi del calcio brasiliano”.
Fu il procuratore di Deco e Luiz Gustavo a portarlo al Corinthians. Ma Felipe ha militato anche nel Palmeiras e in squadre della serie B brasiliana. Ha fatto anche qualche panchina nella massima serie.
Poi, l’Europa: “Sono arrivato qui tre anni fa, quando si è presetata l’occasione con la Lettonia. Ho giocato in serie B, nell’FK Auda. Mi trovavo bene, poi il mio procuratore, di nazionalità greca, cercò di portarmi in Germania, al Kaiserslautern. Tanta roba, era un grande salto di qualità. Andai in Grecia per firmare, attesi un mese e mezzo che le pratiche fossero espletate. Non se ne fece nulla, e firmai per l’Olympiacos Volos, una società locale: ma il campionato era già fermo e tornai a casa, in Brasile. Andai quindi in Messico, ma non mi piacque proprio. Quindi tornai in Brasile e poi arrivò l’occasione dell’Italia”.
Prima di raccontare il capitolo italiano, è bene ricordare il ruolino di marcia di Felipe in Lettonia, visto che i dati su Internet sono stranamente scorretti: 18 gol in 15 partite nell’ultimo scorcio della prima stagione. Nella seconda, 32 gol in 36 partite. Medie stellari.
Ma eccoci all’Italia e a Legnano: “Devo tutto al mio procuratore Riccardo Paura. Mi ha aiutato ad avere la cittadinanza italiana, grazie ai miei avi laziali. Mio bisnonno era italiano, così mio nonno. Mio padre invece è nato in Brasile. La prima squadra italiana in cui ho giocato è la Pro Sesto. Era la stagione scorsa, finita la quale finii in Sardegna: Riccardo voleva portarmi al Cagliari, ma non fu possibile. Giocai quindi la prima parte dell’anno al Lanusei, in serie D, ma lui disse che mi serviva un girone più importante, come l’A e il B. Perché Legnano in quelle condizioni di classifica? Perché salvarlo sarebbe una grande impresa, perché la piazza è storica ed è la vetrina giusta. E’ stato l’ex ds Guidetti a chiudere la trattativa. Avevo altre offerte anche più ricche economicamente, ma rischiavo di giocare meno. Invece Legnano è il posto giusto per mostrare le mie qualità”.
Che cosa ti piace di più dell’Italia e di Legnano?

“Dell’Italia il cibo e il fascino della storia, è una nazione “charmosa” per dirla in portoghese. Di Legnano la gente, gli amici. E’ stato facilissimo crearmi molti legami veri qui. E i tifosi: ci incitano sempre, dovunque e comunque”.
Molti sono usciti sconfortati dal pareggio di domenica: che cosa puoi dire loro per incoraggiarli?

“Non molliamo di un millimetro. Nessuno di noi. Si va a Bra per vincere. Molti dicono che sarà una squadra in vacanza. Invece no, sarà durissima. Perché anche se avessero una mentalità da vacanza, molti giocatori lottano per avere un contratto e non possono permettersi di entrare in campo molli. Certo, sono salvi e più tranquilli di noi, ma ci sarà da soffrire molto. Dovremo essere più cattivi di loro”.
Hai giocato sempre da prima punta, ma molti asseriscono che il tuo vero ruolo sia seconda punta in appoggio a un centravanti di peso: è vero?

“Per vedere se gioco bene con un centravanti grande e grosso al fianco dovrei provare ad averlo. In realtà io ho giocato sempre e solo da prima punta. E non va dimenticata una cosa: vengo da un calcio, quello brasiliano, dove questa distinzione non esiste. Là si gioca con uno, due o tre attaccanti, e non esistono prime e seconde e punte, sono tutte prime. Il calcio italiano è più complesso e più tattico. Ho imparato qui quella distinzione, e in base ai vostri dettami io sono una prima punta”.
Che obiettivi hai per il futuro?

“Non voglio che la D sia il mio approdo finale. Voglio salire ancora. Se però il Legnano si salverà mi piacerebbe molto restare. Non dipende da me, ma se potrò salire di categoria ovviamente non posso rinunciare. Se devo restare in D, però, non esisterà altra piazza che non sia Legnano. Nessun posto è migliore”.
Quali sono i tuoi calciatori preferiti?

“Ronaldo il Fenomeno e Romario”.
Saudade?

“Tutti i brasiliani la avvertono. In vacanza e appena posso torno in Brasile. Mi mancano i miei genitori, i parenti, gli amici, ma la mia famiglia è qui a Legnano con me: allo stadio ogni domenica mia moglie Ana Flavia e la mia piccola Alice, di un anno e mezzo, sono sugli spalti del Mari a sostenermi”.
E chissà che non sia proprio l’affetto e la spinta delle sue donne a spingere Felipe verso i gol decisivi per una salvezza che passerebbe alla storia.