Il sogno del Legnano finisce a Breno

BRENO-LEGNANO 2-1  (1-0)

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BRENO: Serio, Sorteni, (dal 34’ st Frank), Ndiour (dal 18’ st Baccanelli), Minotti (dal 18’ st Masperi), Marku, Ghidini, Szafran, Melchiori, Sorrentino (dal 43’ st Klettskard), Zagari, Tanghetti (dal 28’ st Pisa). All. Tacchinardi.

LEGNANO: Pasiani, Ortolani (dal 32’ st Ronchi), Miculi, Provasio (dal 45’ st Giardino), Bianchi, Nasali, Foglio, Amelotti, Grasso, Crea, Borghi (dal 17’ st Brusa). All. Fiorito.

ESPULSO: Melchiori al 3’ st.

RETI: 21’ pt Tanghetti, 24’ st Crea su rigore, 36’ st Szafran.

(Foto: Varese Sport)

E’ finita. Il sogno del Legnano svanisce ai piedi della Concarena, la montagna totemica dei Camuni. Nella terra delle più straordinarie incisioni rupestri d’Europa, a restare incisi nella roccia saranno i due missili, uno all’andata e uno al ritorno, con cui Szafran ha lanciato il Breno in serie D.

Al Legnano resta un’immensa amarezza per una stagione emozionante, ricca di imprese ed emozioni, condotta da un gruppo splendido che ha lottato fino all’ultimo e che aveva tutte le qualità per andare in serie D dalla porta principale. Purtroppo il campionato è stato ricco anche di occasioni perse e rimpianti. Dai troppi punti lasciati in autunno, Vigevano docet, ai due scivoloni con Verbano e Mariano che hanno impedito allo straordinario recupero della gestione Fiorito di scalare l’ultimo gradino. Al mister, persona splendida che con le sue idee naturali e concrete ha portato serenità, gioco e risultati, ai giocatori, encomiabili fino all’ultimo, e alla società, che ha profuso ogni sforzo, va un ringraziamento profondo senza se e senza ma.

Il che non significa non giudicare criticamente, e costruttivamente, gli errori che ci hanno impedito di raggiungere la D. La partita di Breno è stata un po’ l’epitome della stagione, ne ha riassunto tutto il bene e tutto il male. Anche oggi non ci siamo fatti mancare niente: paura e coraggio, colpi di scena e ribaltamenti di umore e inerzia dell’incontro, dominio territoriale alternato a fasi abuliche di fronte al palleggio avversario. E il paradosso di sempre: il Legnano è una squadra verticale e ficcante come poche. Che giochi bene o male, concede poco in difesa e crea sempre più occasioni degli avversari. Quando le spreca, come oggi, rischia il patatrac.

Fiorito ha confermato l’undici di Inveruno. I lilla dovevano segnare e avrebbero potuto farlo più volte nella prima mezz’ora, attuando la tattica preparata dal tecnico: nessuna aggressione all’arma bianca, ma attesa per rubare palla e proiettarsi in verticale. Crea lo ha fatto lanciando benissimo Grasso al 4’: il bomber ha calciato con forza trovando Serio pronto alla prima prodezza. All’8’ Provasio dal limite ha dato l’illusione del gol, ma il suo tiro, deviato, è finito sul fondo. Il Breno si è fatto vedere con una punizione di Minotti sull’esterno della rete, all’11’. Dopo un tiro alto di Crea al 15’, clamorosa è stata l’occasione sprecata da Borghi a tu per tu col portiere al 17’: bravissimo Serio a chiudere lo specchio. E la cosa si è ripetuta due minuti dopo. Roba da non credere.

Al 21’ il gol che non ti aspetti: un cross dalla sinistra ha scavalcato tutta la difesa trovando Tanghetti pronto all’incornata. La palla ha toccato terra davanti a Pasiani, in un punto per altro sconnesso: Davide purtroppo ha tentato la presa facendosi sfuggire la palla sotto il braccio. Una respinta avrebbe impedito il gol, ma è facile dirlo a posteriori.

Come all’andata, il Legnano ha subito il colpo e il Breno ha vissuto la sua fase migliore. Minotti ha sfiorato il palo al 31’ su cross di Zagari. Poi è arrivato l’episodio che rischiava di chiudere la partita: al 44’ cross da destra e Nasali ha colpito col braccio largo. Sul penalty Pasiani si érifatto con gli interessi, parando il tiro di Sorrentino. Sull’azione successiva lo stesso Sorrentino ha messo di un soffio a lato un traversone basso.

Nella ripresa serviva un altro Legnano, e lo si è visto a partire dal terzo minuto, quando il Breno è rimasto in dieci per l’espulsione di Melchiori, davvero imperdonabile nell’apostrofare l’arbitro con un epiteto che si è sentito a 80 metri di distanza, su azione per altro non significativa.

In undici contro dieci il pallino è passato al Legnano. Dopo i primi approcci con un tiraccio di Amelotti e un colpo di testa telefonato di Bianchi, al 12’ la classica verticalizzazione del Legnano, innescata da un geniale lancio di Provasio, ha messo Crea davanti a Serio: il pallonetto, non facilissimo, è finito alto.

Alto anche il colpo di testa di Ortolani su cross di Foglio, azione che intendeva replicare il gol realizzato a Fenegrò. Poi ci sono stati i cinque minuti al calor bianco dell’arbitro Dorillo. Al 16’ il direttore di gara non ha sanzionato un fallo di Serio su Foglio lanciato a rete. Poi ha incredibilmente sanzionato con una simulazione un rigore marchiano su Crea. Al 26’, il neoentrato Brusa si è guadagnato il rigore vero, realizzato da Crea.

A questo punto, con la parità raggiunta, lo stadio ammutolito e l’inerzia tutta per il Legnano in superiorità numerica, si sarebbe dovuto affondare il colpo. Davanti, del Breno, per oltre mezz’ora poca o nessuna traccia, ma al 36’ la replica del capolavoro di Inveruno: Szafran ha concluso da quasi 25 metri infilando sotto la traversa. A differenza di Inveruno, Pasiani su questa palla avrebbe forse potuto fare qualcosa di più. Il cinismo del Breno è stato premiato nel modo più gratificante per i padroni di casa, con la promozione in D.

Le emozioni non sono finite lì: al 90’ una punizione da 25 metri di Crea ha colpito la traversa, è rimbalzata davanti alla riga a Serio battuto. Sulla palla si è avventato di tuffo in testa Bianchi che messo alto di pochi centimetri. Centimetri che hanno fatto la differenza due volte nella stessa azione, come l’hanno fatta sul tiro di Szafran. Si sa che le finali vengono decise dai dettagli, ma sarebbe riduttivo limitarsi a questo. La colpa del Legnano è non aver chiuso la partita all’andata nel primo tempo e oggi dopo l’1-1. E’ aver sbagliato troppi gol. E’ aver concesso troppi metri per il tiro a Szafran. Mettiamoci errori tecnici individuali e un’intensità non sempre all’altezza e il gioco è fatto. Onore al merito agli avversari, solidi, razionali, con schemi di gioco collaudati. E soprattutto cinici sotto rete.

Toccante è stata l’immagine di Crea sdraiato in lacrime vicino alla porta e consolato da uno dei pochi tifosi lilla presenti a Breno. Ecco, la mancanza dei supporter si è sentita. Questa squadra aveva bisogno della sua curva. Forse il dodicesimo uomo sarebbe bastato a fare la differenza. Ora bisogna avere la forza di guardare avanti, anche se un altro anno in Eccellenza non era il desiderio di nessuno.